Uzbekistan: Lungo la via della seta

Samarcanda e le città uzbeke della Via della Seta conservano il fascino da ‘Mille e una notte’ che ha accolto Marco Polo. E’ bello andare in Uzbekistan per ripercorrere la mitica via della seta battuta per tanti secoli dai mercanti di oriente e occidente. E un po’ anche per togliersi lo sfizio di un viaggio veramente fuori dall’ordinario. Ma sconsigliamo di andarci soli, va fatto in coppia o con amici, si tratta di un viaggio dedicato a chi ama approfondire luoghi e culture diverse ed è pronto a fare un tuffo nella storia abbandonandosi alle suggestioni.

I mesi per andarci sono preferibilmente in primavera o in autunno; si consiglia di evitare i mesi invernali e le settimane fra luglio e agosto. Per la sua posizione e conformazione fisica l’Uzbekistan è infatti caratterizzato da inverni rigidi (con temperature fino a -15°) ed estati molto calde (fino a + 45°), con una grossa escursione fra il giorno e la notte e venti violenti.

Per raggiungere il paese che è uno dei meno accessibili fra quelli dell’ex URSS: per sopravvivere alle vessazioni burocratiche e muoversi con libertà è necessario farsi accompagnare da guide esperte.

Da non perdere sono di sicuro le città carovaniere, che hanno conservato intatto il loro fascino e il patrimonio archiettonico.

Fra queste, Khiva è la più antica e meglio conservata: posta in corrispondenza di un’oasi, già nell’VIII secolo era un’importante stazione del ramo della Via della Seta che puntava verso il Mar Caspio; nel XVI secolo divenne capitale dei Timuridi e in seguito la capitale di un piccolo khanato. Oggi la cinta muraria racchiude un patrimonio che è un museo a cielo aperto: il palazzo del khan, le antiche abitazioni, le madrase, le moschee, i minareti, le tombe e l’antico bazar sono un tuffo nel passato.

Il nome più evocativo è di sicuro quello di Samarcanda: una delle città più antiche dell’Asia centrale, fu conquistata da Alessandro Magno, che ne rimase ammaliato. Quello che possiamo vedere oggi è però solo la splendida opera di Tamerlano e dei suoi successori: Gengis Khan rase infatti al suolo l’antica città. Il suo cuore è la splendida piazza del Registan, attorniata da tre imponenti madrase, ricchissime di mosaici e decorazioni. Tutto attorno, in quella che ormai è una città moderna, moschee, mausolei e monumenti che ci ricordano degli anni anni in cui era il centro dei commerci con la Cina, affollata di persone che arrivavano da tutto il mondo conosciuto.

Infine Bukhara, che prima della suddivisione sovietica era la capitale del Turkmenistan, e che raccoglie nel centro storico notevoli testimonianze di epoca Timuride: madrase, bagni pubblici, mercati coperti, moschee e il minareto Kalan, alto 47 metri, che domina il panorama cittadino. L’antico castello (Ark) era la residenza dei khan.

Cosa mangiare:
La cucina uzbeka e’ molto semplice ed è basata su riso, zuppe con verdure, carne di agnello. Il tutto viene accompagnato da grandi pizze bianche che spesso la gente del posto offre in segno di ospitalità.

Cosa portare a casa:
I tappeti sono stati per secoli il pavimento mobile delle tende degli allevatori nomadi dell’Asia centrale. In Uzbekistan si producono tuttora i pregiati Bukhara, a pelo alto con motivi geometrici o a medaglioni, diffusi anche in molti altri paesi della regione. I Samarcanda, che per secoli furono commercializzati qui, sono in realtà originari del Sinkiang; oggi il maggiore centro di fabbricazione è la città cinese di Urunqi.

Cosa non deve mancare in valigia:
L’abbigliamento consigliato è ovviamente pratico; trattandosi di un paese islamico, seppure moderato, si consiglia un abbigliamento sobrio. Per ogni eventualità e considerata la burocrazia si consiglia di portare una copia del passaporto ed una foto tessera.

Il libro / il film:
Per immaginarsi Samarcanda nel momento del suo massimo splendore consigliamo il romanzo Viaggio a Samarcanda 1403-1406: Un ambasciatore spagnolo alla corte di Tamerlano di Gonzáles de Clavijo Ruy (Viella, 1999).

La via per Isfahan (ed. Neri Pozza) di Gilbert Sinouè è il racconto romanzato della vita del grande filosofo arabo Avicenna. Tratto dagli appunti di viaggio del suo più fedele discepolo che ne ha seguito le peregrinazioni da Samarcanda a Shiraz, descrive in modo estremamente evocativo l’antica Persia.

Una chicca per chi ama la scrittura colta e sottile di Antonio Tabucchi: il capitolo-lettera “Amore mio, ti ricordi quando non siamo andati a Samarcanda?” in Si sta facendo sempre più tardi (ed. Feltrinelli), resoconto accuratissimo di un viaggio mai fatto.

Per andare sul classico con un testo celeberrimo nel mondo anglosassone, non possiamo non citare il celebre Tamburlain The Great (Tamerlano il Grande), opera drammaturgica fra le più importanti di Thomas Marlowe, che nel 1587 aprì la strada al teatro Shakespeariano.

La via della seta
L’intreccio di vie carovaniere che costituivano l’antica via commerciale tra la Cina e l’occidente, fino a Roma, prende il nome dal materiale più pregiato che vi veniva trasportato: la seta, appunto.

In realtà le merci che vi venivano commerciate erano le più varie: tè e porcellane dalla Cina; oro, avorio, gioielli e spezie dall’India; grano, vino, olio, ferro, papiro partivano dal Mediterraneo. Il mercato degli schiavi era fiorente in ogni direzione.

Aperta probabilmente nel 100 a.C. durante la dinastia Han, la Via della Seta percorreva oltre 6000 km; Samarcanda rappresentava, insieme a Damasco, Odessa, Alessandria d’Egitto e Antiochia, una delle città di scambio di maggiore importanza.

Con la nascita e la diffusione dell’Islam nel V secolo la via della seta cessò di essere percorsa per essere riaperta all’epoca dell’impero mongolo. A questo periodo risalgono le avventure a noi più note: quelle di Marco Polo, che attorno al 1275 raccontò il suo viaggio ne Il Milione.

L’impero di Tamerlano
Samarcanda lega indissolubilmente il suo nome a quello di Tamerlano, sovrano turco che alla fine del ‘300 si lanciò nella realizzazione di un vasto impero turco islamico.

Con una serie di fortunate campagne Tamerlano conquistò Persia, Iraq, Armenia, Georgia, Anatolia e parte della Siria e dell’India, facendo di Samarcanda una capitale ricca di monumenti in cui fiorirono la cultura e le arti.

Noto per la sua abilità militare e per la condotta spietata, non riuscì però a garantire unità al suo vasto impero, che si sgretolò alla sua morte.

Le Madrasse

In Asia Centrale la struttura archittetonica della moschea si evolse a cominciare dal sec. XII con la creazione delle madrase (scuole coraniche), realizzate su una planimetria che si sviluppa attorno ad una corte centrale circondata da ambienti sui quattro lati, interrotti da altrettanti iwan (sale di preghiera coperte) disposte a croce.

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