Tangeri anima del Marocco

Tangeri è sicuramente una delle città da inserire tra le tappe di un viaggio in Marocco, ma con un’avvertenza. Il presupposto indispensabile è di essere avvezzi a questo paese, averlo già visitato, e averne assorbito gli usi, i sapori, i suoni, i colori e gli spettacolari scenari che dovunque ti lasciano senza fiato, perplesso nella scelta tra le meraviglie naturali e quelle create dell’uomo. La città sa essere antica e moderna, è una contraddizione vivente. Ma possiede un fascino che il tempo, in complicità con l’uomo, sta lentamente distruggendo.

Innamorarsi della città, come odiarla, è semplice ed immediato. Uno dei problemi più pressanti è quello della malavita, mentre le autorità sembrano occuparsi solo della situazione del traffico. Niente paura, comunque: la situazione dell’ordine pubblico è certamente migliore che nel sud della Spagna, da dove partono ferry che in un’ora collegano l’Africa all’Europa.

L’anarchia di Tangeri si manifesta al tramonto, quando la città si “sveglia” un po’ più “cattiva” del resto del paese, nei prezzi degli artigiani, decisamente più alti che nelle altre località turistiche, nella spiaggia centrale, molto sporca a differenza dei lidi delle vicinanze dove apposite squadre sono addette alla pulizia dell’ambiente marino. Ad ogni angolo della strada vi imbatterete in bambini che insistono per avere qualche piccolo regalo e non faticherete a trovare una delle centinaia di “guide” ufficiali che vi tormentano per accompagnarvi in ogni angolo.

A questo punto qualcuno si domanderà, vale la pena di andare a Tangeri? La risposta è affermativa, se si ha già avuto un’esperienza di viaggio in Marocco e si è capaci di non prendersela più di tanto per quello che accade intorno. La città è molto vivace e presenta cose interessanti da vedere, in pochi minuti di auto, se cercate il mare è meglio abbandonare la spiaggia “ufficiale” e raggiungere quelle più vicine e decisamente più pulite.

Crocevia tra l’Europa e i misteri del Continente Nero, Tangeri è ancora per certi versi, ammantata di quell’aura che ha attirato diverse celebrità nel corso degli anni, un fascino particolare che deriva anche dall’essere stata sotto un’amministrazione internazionale, insomma una “città del mondo”. Non va dimenticato che il vero modello di città per la Casablanca di Humphrey Bogart e Ingrid Bergman, era proprio Tangeri con il suo charme ambiguo. E le delizie della città sono state cantate da scrittori “irregolari” come Paul Bowles e William Burroughs, che qui trovavano rifugio dalla civiltà occidentale ed ispirazione per le loro opere. Da qui l’alone mitico di cui si è ammantata la città, negli anni Cinquanta e Sessanta luogo di pellegrinaggio per beatnik ed hippies ed oggi buen retiro di vip in cerca di solitudine.

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